C O N T R O P E L O

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Caso Lusi: rigore e rapidità


Caso Lusi: rigore e rapidità
Il comunicato stampa di LeG

La Procura di Roma ha chiesto al Senato l’autorizzazione all’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi. Libertà e Giustizia auspica che tutti i componenti del Senato, votino compattamente e al più presto per l’autorizzazione a procedere. Sarebbe un segnale di trasparenza e discontinuità col passato, per restituire dignità al Parlamento.Allo stesso tempo Libertà e Giustizia si augura che la Magistratura si adoperi per abbreviare il più possibile i tempi delle indagini e permettere così ai cittadini di conoscere, anche in vista delle prossime elezioni politiche, lo stato di corruttela in cui versano le nostre istituzioni e al contempo quanto i partiti siano realmente impegnati nel restituire dignità al Parlamento. (Tratto da:  “Libertà e giustizia)

NOSTRO COMMENTO: questo è quello che anche Noi auspichiamo!

Crisi: scollochiamoci tutti


Crisi: scollochiamoci tutti – Simone Perotti

Fonte:cadoinpiedi.it

Decrescere non per non fare più niente, non per smettere di costruire il nostro mondo, ma per farlo in maniera più efficiente, più intelligente e per ridurre così drasticamente le nostre aspettative, i nostri bisogni da fare in modo che questa crisi diventi un’opportunità.

NOSTRO COMMENTO: Condividiamo

Corruzione


 CORRUZIONE, Il RIGORE E’ L’ARMA PIU’ EFFICACE

di Roberto Vacca – 5 Maggio 2012

La legge australiana punisce l’evasione fiscale con pene detentive sino a 20 anni. Sembra che questa severità, unita a convinzioni etiche condivise, sia un deterrente efficace. E L’Italia? E’ al 69° posto della classifica della corruzione, a pari demerito con Ghana, Macedonia e Samoa

Fonte:cadoinpiedi.it

 

Paolo Menaspà ha letto il mio pezzo sulla corruzione e mi ha scritto: “Poche settimane fa in Australia ho visto una trasmissione TV nella quale si parlava di criminalità.. C’erano le interviste agli amici e alla moglie del criminale, tutti estremamente stupiti che affermavano: “lo conoscevo molto bene, sembrava una persona normale. Non avrei mai potuto immaginare nulla di simile”, etc. Anche il criminale in persona veniva intervistato. Si vergognava del suo passato, e nonostante avesse scontato la sua pena, scelse di cambiare città perchè non riusciva a sopportare gli sguardi della gente. Mi ci vollero quasi 10 minuti per essere certo di non aver frainteso che il criminale era un evasore.”
Mi sono documentato. Era una famiglia con madre settantaduenne e due figli quarantenni che avevano fondato un’azienda per produrre vestiario. Avevano avuto un successo notevole. Erano ricchi, benvoluti, facevano beneficenza, ma non pagavano le tasse. Un vecchio amico della mamma li denunciò e le loro telefonate furono intercettate. All’inizio delle indagini si dichiararono colpevoli di non aver pagato imposte su 11 trasferimenti di denaro, ciascuno inferiore a 10.000 dollari. L’Ufficio Imposte, però, constatò che in 10 anni avevano evaso le tasse su un volume di affari di 17 milioni di dollari. Dovettero pagarle, oltre a una penale di sette milioni di dollari. Ciascuno dei tre fu condannato a otto anni e mezzo di prigione sebbene fossero incensurati. La sentenza prevedeva che non avrebbero potuto chiedere la libertà vigilata prima di cinque anni e mezzo.
Va ricordato, inoltre, che la legge australiana punisce l’evasione fiscale con pene detentive anche più alte: fino a 10 e a 20 anni. È un esempio che va meditato ed emulato.
Sembra che questa severità -unita a convinzioni etiche condivise – sia un deterrente efficace, forse più del fustigatore mediatico che proponevo. Notiamo che l’Australia non è il Paese in cui la corruzione è al minimo mondiale. Sta solo all’ottavo posto. Come dicevo, i più virtuosi sono i Neozelandesi. Ecco la lista dei primi dieci, secondo Transparency International:

1. Nuova Zelanda
2. Danimarca
3. Finlandia
4. Svezia
5. Singapore
6. Norvegia
7. Olanda
8. Australia
9. Svizzera
10. Canada

Al 69° posto, a pari demerito, in ordine alfabetico: Ghana, Italia, Macedonia, Samoa.

NOSTRO COMMENTO: Credo che sia inutile un commento. Fate girare questo video a 360°  in modo che gli Italiani si rendano conto.

Governo battuto al Senato sulle pensioni d’oro.


Pensioni d’oro, vittoria IdV al Senato

 Fonte: IDV

 Governo battuto e maggioranza spaccata al Senato, dove l’Italia dei Valori ha ottenuto un’importante vittoria con un emendamento sulle pensioni d’oro dei manager pubblici.
L’emendamento, votato anche da Pdl e Lega ma non dal Pd che si è schierato con l’esecutivo, sopprime il comma 2 dell’articolo 1 che cancella le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi. La nuova legge equiparava le pensioni dei più alti funzionari dello Stato a quella del primo presidente della corte di Cassazione. Nonostante la riduzione già disposta per gli stipendi.

“È indecente e immorale che mentre si chiedono immani sacrifici alle classi sociali più deboli, non si taglino le pensioni d’oro e i privilegi della casta – dichiara il leader IdV Antonio Di Pietro. “Oggi – chiarisce – il governo è andato sotto nell’Aula del Senato sul nostro emendamento per la soppressione di una norma che introduceva con urgenza la tutela del trattamento pensionistico dei grandi manager di Stato. Mentre il governo continua a fare orecchie da mercante sul problema degli esodati, spendendosi a parole e mai con i fatti, allo stesso tempo continua a favorire i potentati economici. L’Italia dei Valori – sottolinea Di Pietro – prosegue la sua battaglia all’insegna della trasparenza e dell’equità sociale”.

“Battuto il Governo”. esulta il capogruppo in commissione Giustizia di Palazzo Madama, Luigi Li Gotti, che aggiunge: “Ho sostenuto in Aula che non si può pensare alle pensioni altissime prima della soluzione del dramma degli esodati. Il Governo ottusamente ha dato il parere contrario al nostro emendamento che, messo ai lavori, ha ottenuto 124 voti favorevoli, 94 contrari e dodici astenuti. Una vittoria – conclude Li Gotti – dell’etica della cosa pubblica sugli interessi della casta di privilegiati”.

Scarica l’emendamento IdV con il comma soppresso

NOSTRO COMMENTO: Era ora che questo Governo venisse battuto proprio sulle pensioni d’oro, grazie all’IDV, Monti  è stato preso con le mani nella marmellata. Non possiamo che plaudire Di Pietro e l’IDV per la politica che stanno adottanto contro il liberale Monti. E’ una vera VERGOGNA! Mentre si chiedono  immani sacrifici alle classi sociali più deboli, non si tagliano le pensioni d’oro e i privilegi della casta – Fate girare questo video in maniera che la gente sappia chi votare.

TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 26_04_2012


TRAVAGLIO A SERVIZIO PUBBLICO 26_04_2012

Powered by Admin: 02 maggio 2012

Fonte:Servizopubblico

 

Intervento di Beppe Grillo a Palermo (integrale)


Pubblicato in data 30/apr/2012 da ilgrillodipalermo

Intervento integrale di Beppe Grillo e dei candidati consiglieri del M5S di Palermo

Fonte:ilgrilloparlante

NOSTRO COMMENTO: Bravo Beppe!

Santoro a Otto e mezzo


IL CURRICULUM DI SANTORO – Otto e mezzo 30 04 2012

 NOSTRO COMMENTO:  siamo d’accordo con Santoro e gli auguriamo che possa realizzare quanto desidera.Non ci speri però sun Monti.

Michele Santoro da Lucia Annunziata


Michele Santoro su Rai,In 1/2 ora 29 04 2012″ 

Powered by Admin

NOSTRO COMMENTO: condividiamo in toto il punto di vista di Michele Santoro. Sarà però difficile che Monti lo ascolti. Mario Monti è legato da rapporti di amicizia con Silvio Berlusconi più di quanto non si creda. Non si illuda Santoro! Ancora il Cavaliere conta nel settore delle TV. Politicamente il Cavaliere è finito.

Più equità e posti di lavoro per superare la crisi


L’AUSTERITA’ NON CI SALVERA’ DALLA CRISI

di Roberto Vacca – 29 Aprile 2012

Fonte:cadoinpiedi.it

Per rilanciare l’economia non servono più tasse, ma più equità e creazione di posti di lavoro. Come sostengono autorevoli studiosi, infatti, l’austerità non crea fiducia nei mercati. Un esempio storico eloquente? L’America di Roosevelt

Quasi tutti siamo convinti che il Governo Monti sia molto meglio del Governo Berlusconi. Solo qualche fastidioso critica aspetti formali: l’eccessiva sobrietà, la freddezza. Numeri crescenti di cittadini obiettano agli aumenti delle imposte e dei prezzi. Nei sondaggi la popolarità del Professore e del suo governo declina lentamente. Incontrai il Prof. Monti in aereo il 29 ottobre scorso. Mi presentai e gli dissi: “La prego: accetti la Presidenza del Consiglio dei Ministri.” Rispose gentilmente: “Ma non sono nemmeno in politica.” Dissi: “Questo è un dettaglio: abbiamo bisogno di lei.” Ha fatto bene Monti ad accettare l’incarico. Però ha fatto bene anche Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, a criticare (il 23 aprile) il Documento Economia e Finanza 2012: “La somma di entrate e spese pubbliche supera il 90% del PIL: è un drenaggio incompatibile con un’efficace rilancio dell’Economia” – “L’impianto del Documento … non appare adeguato a ridurre la pressione fiscale e le spese primarie e a rilanciare gli investimenti pubblici, privati e nelle infrastrutture.”

Per rilanciare l’economia non servono più tasse, ma più equità e creazione di posti di lavoro che si ottiene con investimenti privati e pubblici. Il PIL consiste in Consumi + Investimenti + Spese Governative. Dovrebbe essere ovvio che: Chi non guadagna non consuma – Se non si investe, non si acquista mercato e non si crea lavoro. Se i governi non investono, manca un fattore essenziale della crescita. Sono concetti che ripete da anni Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia. Cercatelo su Internet: dimostra falsa la dottrina che l’austerità crei fiducia nei mercati e lo documenta. Dice: “50 anni fa ogni studente che avesse letto il manuale ECONOMICS di Paul Samuelson, sapeva che ricorrere all’austerità durante una depressione è una cattiva idea”.

Il Presidente Roosevelt dal Maggio 1937 al Giugno 1938 adottò politiche fiscali pesanti, tagliò le spese e restrinse il credito – mirando a ridurre il deficit e bloccò la modesta ripresa che c’era stata e il numero dei disoccupati tornò al 19%. Poi ci ripensò: fece partire un programma di edilizia pubblica sovvenzionata realizzando una piccola ripresa dal 1939 al 1941. L’economia statunitense riprese energicamente (arrivando al pieno impiego) negli anni di guerra. I consumi, razionati, si ridussero drasticamente, ma il prodotto interno lordo cresceva energicamente per la produzione di armi nuove. Ricerca e sviluppo militari scatenarono l’innovazione del dopoguerra e per decenni di fu un’espansione economica mai vista, interrotta da depressioni brevi e leggere.

Paradosso: dopo il successo dei socialisti francesi nel primo turno delle elezioni presidenziali, le borse vanno giù. Si teme che con Hollande la Francia diventi meno austera. Ma proprio l’aumento delle spese creerebbe occupazione e aiuterebbe l’economia. Per la ripresa, però, non bastano investimenti in opere e prodotti tradizionali. Ci vuole innovazione i cui prerequisiti sono creazione e diffusione di cultura – ma non se ne parla. Ripetiamo la frase del cancelliere svedese Axel Oxenstierna (1645) “Vedrai, figlio mio, con quanto poca sapienza sia governato il mondo.”

NOSTRO COMMENTO: non c’è bisogno di ricorrere Krugman, premio Nobel per l’economia, per sapere che”…. per rilanciare l’economia non servono più tasse, ma più equità e creazione di posti di lavoro che si ottiene con investimenti privati e pubblici….. Chi non guadagna non consuma…” Questo lo sa anche Mario Monti e lo sanno anche i ragazzi di III media. Il problema è che il liberale Monti non vuole ridurre le tasse per non inimicarsi le lobbies finanziarie,  le banche, i grandi imprenditori e non scontrarsi con gente come Berlusconi e compagni. Ecco perché Monti ha perso di credibilità in Italia e continuando così porterà il Paese alla totale rovina. Occorre fermarlo, anche sfiduciandolo. Che Iddio salvi l’Italia!

Censura a Internet


 Informazione sul Web: non servono nuove regole

Di Guido Scorza

Passano gli anni, cambiano i Governi, escono i Signori della Tv ed entrano i Professori ma  la politica tutta – con poche eccezioni che, sfortunatamente, finiscono con il confermare la regola – pare incapace di resistere alla tentazione di regolamentare l’informazione sul Web.

Questa patologica ansia di regolamentazione di ciò che non si conosce (n.d.r. perché non lo si vuol conoscere) sembra aver contagiato anche il neo-Ministro della Giustizia Paola Severino, la quale, ieri, intervenendo al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, nel commentare il giudizio straordinariamente positivo che gli italiani hanno sull’informazione online a dispetto di quello decisamente negativo che hanno in relazione all’informazione su carta ed in tv, non ha trovato niente di meglio da dire che i blog possono essere un fenomeno positivo ma anche un “punto criminogeno” e che, pertanto, è necessario dettare nuove regole.

Eccola la posizione del Ministro riportata in uno dei tanti lanci di agenzia, pubblicati sul sito del Ministero della Giustizia, così da evitare ogni fraintendimento, prima di proseguire con qualche considerazione: ‘Il cittadino – ha spiegato il ministro – ha il diritto di interloquire con un altro cittadino ma lo deve fare anche lui seguendo le regole. Credo questo sia un dovere di tutti, anche di chi scrive sui blog. Il fatto di scrivere su un blog non ti autorizza a scrivere qualunque cosa soprattutto se stai trattando di diritti di altri. Ricordiamoci che i diritti di ciascuno di noi sono limitati da quelli degli altri. Non posso intaccarlo solo perche’ sono lasciato libero di scrivere. Mi devo sentire libero di scrivere e i blog hanno questa grandissima capacita’ di diffondere il pensiero in tempo reale, un grandissimo pregio che riconosco. Ma questo non deve far trasformare la liberta’ in arbitrio. Questa e’ una regola che tutti dovrebbero seguire”.

Il Ministro ha poi parlato della famigerata ammazza-blog, la disposizione misteriosamente ricomparsa nel suo super emendamento al ddl intercettazioni, con la quale, anche questo Governo, minaccia di estendere all’intera Blogosfera la anacronistica disposizione in materia di obbligo di rettifica prevista dalla vecchia legge sulla stampa del 1948.

Secondo il ministro ”e’ molto difficile” configurare un obbligo di rettifica per i blog. ”Proprio per questo – ha spiegato il ministro – credo che le mie parole vadano colte non come polemica o bavaglio, proprio perche’ un mondo privo di una regolamentazione ad hoc. Mi rivolgo ai blogger direttamente dicendo ‘sappiate che quello che fate agli altri potrebbe essere fatto a voi’. Quindi autoregolamentatevi e autodisciplinatevi perche’ allora quello dei blog – ha concluso la Severino – diventera’ un mondo veramente utile per la crescita sociale del nostro e di altri Paesi”.

Il ragionamento è viziato da ignoranza del fenomeno ed illogicità. Comiciamo dal principio.

Come si fa, nel prendere atto che l’informazione online riscuote il successo dell’opinione pubblica ad ipotizzare di “esportare” – perché questa è l’idea di politici e politicanti – alla Rete le regole che hanno sin qui governato l’informazione tradizionale, contribuendo – in modo, peraltro rilevante – a determinarne il fallimento in termini di non indipendenza, assenza di libertà e mancanza di pluralismo, oggi sotto gli occhi di tutti?

Avrebbe senso, semmai, prendere esempio dalle regole e dinamiche che oggi governano l’informazione online ed esportarle nel contesto tradizionale, nella speranza di renderla migliore.

Semplicemente assurdo poi che il Ministro, ad un tempo, si dica consapevole dell’inapplicabilità di talune regole – quali quelle in materia di rettifica – e scelga, comunque, di introdurle nel nostro Ordinamento.

Delle due l’una: o una regola, si ritiene utile, opportuna ed efficace in relazione ad un determinato fenomeno e, allora, ci si assume la responsabilità politica della scelta e si sceglie di introdurla nell’ordinamento o la si ritiene inutile o inapplicabile e, allora, ci si astiene dal proporne il varo.

L’idea secondo la quale è sempre e comunque meglio produrre ed introdurre nuove regole piuttosto che astenersi dal farlo è, evidentemente, sbagliata e pericolosa, figlia di quell’ansia da super-normazione di cui è affetta la nostra classe politica, specie quando si parla di internet.

Le regole per l’informazione online esistono e sanciscono in modo sufficientemente chiaro che la libertà di parola di ciascuno, si ferma dove inizia l’altrui diritto a non veder la propria dignità, reputazione o privacy, violate.

Il fatto che anche il Ministro della giustizia del Governo dei professori soffra di questa grave patologia dei governanti antichi alle prese con il mondo moderno è preoccupante ed inquietante.

Per l’informazione online non servono nuove regole ma solo educazione e cultura.

Se poi, qualcuno, volesse proprio scrivere delle nuove regole, dovrebbero essere regole volte a promuovere l’esercizio di ogni attività informativa online, piuttosto che di segno contrario.

NOSTRO COMMENTO: sono d’accordo con il collega Avv. Guido Scorza.

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