Abolire il valore legale del titolo di studio? Tutti i pro e i contro (25/01/2012)
Abolire il valore legale del titolo di studio? Tutti i pro e i contro (25/01/2012)
Fonte:http://www.intrage.it/attualita/2012/01/25/notizia18209.shtml
Si parla in queste ore di una possibile riforma che il governo potrebbe varare, nell’ambito delle politiche di liberalizzazioni: quella dell’abolizione del valore legale del titolo di studio per accedere ai concorsi pubblici e per la carriera dirigenziale nell’ambito delle amministrazioni pubbliche. Se la riforma si farà, più del voto di laurea conseguito e della disciplina riportata sul diploma, conteranno le competenze reali, l’esperienza fatta e, eventualmente, il prestigio dell’università presso cui si è conseguito il titolo, similmente a quanto avviene già nel settore privato. A tal fine, è possibile che venga stilata una sorta di classifica delle università, tramite la già esistente Agenzia per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur).
I sostenitori dell’abolizione del valore legale vorrebbero superare la logica del “pezzo di carta”, preferendole un maggiore legame tra selezione del personale e competenze reali. Quello che conta veramente, secondo questo orientamento, è ciò che la persona sa e sa fare, non il diploma, magari conseguito anni prima, avendo fatto tutt’altro nel frattempo. Nemici principali di questa logica sarebbero i “diplomifici” che consentono il facile conseguimento del titolo, e c’è chi punta il dito soprattutto sulle università telematiche, sostenendo che permetterebbero di arrivare alla laurea col minimo dello sforzo.
I contrari alla riforma sono coloro più orientati ad un approccio egualitarista. Temono soprattutto che si crei una disparità tra università di serie A e di serie B, che penalizzi sopratutto il sud e gli studenti che non possono permettersi master e corsi di specializzazione.
Nella realtà è comunque difficile che si arrivi ad una totale abolizione del valore legale della laurea. Per alcuni mestieri, come il medico e l’architetto, gli svantaggi che comporterebbe sarebbero troppi. È più probabile che si arrivi semplicemente ad un superamento delle attuali rigidità, specialmente per fare carriera all’interno degli enti pubblici.
Il valore legale del titolo di studio
Per “valore legale” si intende la capacità di un certo titolo di studio – come il diploma o la laurea – di essere ufficialmente riconosciuto nell’ambito delle amministrazioni pubbliche.
Nel nostro ordinamento giuridico, il titolo di studio a cui viene attribuito valore legale è un certificato rilasciato da un’autorità scolastica o accademica, nell’esercizio delle proprie funzioni. Tale certificato riporta gli estremi di un atto pubblico compiuto da un pubblico ufficiale o da una commissione d’esame.
Possono rilasciare titoli di studio con valore legale le amministrazioni pubbliche in ambito formativo – come le scuole o le università pubbliche – oppure gli istituti privati legalmente riconosciuti dal Ministero dell’istruzione. Il titolo deve riferirsi ad un corso previsto da un regolamento didattico conforme a schemi nazionali definiti da leggi e regolamenti ministeriali (o anche da leggi regionali, per i settori formativi di loro competenza).
Dal punto di vista dell’efficacia giuridica, il possesso di un titolo di studio con valore legale è una condizione necessaria per:
• il proseguimento degli studi nel sistema scolastico o accademico nazionale;
• l’ammissione ad esami di Stato finalizzati all’iscrizione ad Albi, Collegi ed Ordini professionali;
• la partecipazione a concorsi banditi dalla pubblica amministrazione e l’inquadramento in precisi profili funzionali lavorativi.
I titoli di studio stranieri non hanno valore legale in Italia, se non a seguito di una dichiarazione di riconoscimento o di “equipollenza”. Quest’ultima può essere concessa in base a criteri e procedure sancite da accordi e trattati internazionali e recepite dalla legge.
NOSTRO COMMENTO: questo dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, addirittura anche per accedere ai concorsi, è un tema che va attentamente ponderato e valutato perché potrebbe causare danni allo Stato ed ai soggetti che operano nell’ambito della pubblica Amministrazione. Come potrebbe partecipare ad un concorso pubblico per medico o per legale nelle pubbliche Amministrazioni chi non ha la laurea specifica in medicina o giurisprudenza? Solo Dio lo sa. Ancora. Può accadere , come di fatto accade, che negli Enti pubblici tante mezze figure non munite di specifico titolo di studio (laurea) accedano a posizioni dirigenziali o apicali per il fatto di essere stati raccomandati dal solito politico di turno o appoggiati da organizzazioni sindacali corrotte per scambio di favori. Questo modo ingiusto di operare comporta disservizi ed un notevole aumento di contenzioso per ristabilire la legalità. Noi crediamo che bisogna disciplinare con molta cautela questa delicata materia e non creare una Università di Serie A e serie B.




