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DON VERZÈ, LA PARABOLA DI “UN UOMO COSÌ”


DON VERZÈ, LA PARABOLA DI “UN UOMO COSÌ”

di Emanuela Provera – 6 Gennaio 2012

Amico dei potenti, il prete manager deceduto il 31 dicembre scorso ha creato, con il San Raffaele, un modello di eccellenza sotto il profilo della ricerca, ma fallimentare sotto il profilo economico-finanziario. Una vicenda che rende doverosa la riflessione sul sistema dei rimborsi pubblici alle strutture sanitarie private
Il 31 dicembre è partita l’asta per l’acquisto dell’ospedale San Raffaele di Milano. Alle 12 di giovedì 5 gennaio, è scaduto il termine per la presentazione di offerte migliorative: il patron del policlinico San Donato, Giuseppe Rotelli, ha rilanciato la sua offerta a 405 milioni di euro. Resta come contendente la cordata della Santa Sede, con lo Ior e l’imprenditore Vittorio Malacalza che ad ottobre avevano messo sul piatto 250 milioni più l’accollo di passività per mezzo miliardo. Si è ritirato, invece, il gruppo Humanitas.

L’ospedale san Raffaele di Milano ha una capienza di circa 1300 letti, una struttura di 11 dipartimenti e 51 specialità cliniche. Nel febbraio 2011 esplode la crisi finanziaria dell’istituto, che nel tempo ha accumulato perdite pari a 1 miliardo e 500 milioni di euro; il presidente e fondatore del San Raffaele, don Luigi Verzé, morto il 31 dicembre scorso, esercitava i poteri amministrativi sull’intera compagine sanitaria, affiancato dall’imprenditore trevigiano Mario Cal in qualità di vice presidente.

Il prete manager aveva solo 8 anni quando, giocando a nascondino e trovandosi da solo sulle scale, avverte una voce interiore che gli dice: “Che importa all’uomo conquistare tutto il mondo se poi perde l’anima?”. Probabilmente fu la prima chiamata ad una missione che cambierà la sua vita e che lui interpreta come la sua vocazione divina. La storia dell’ospedale milanese è una storia di chiesa, di preti, di consacrazione a Dio, di salvezza e di rinascita, proprio come raccontava don Verzè in una intervista di Aldo Cazzullo – «l’uomo non può stare senza nessuna delle tre parti che lo compongono, corpo, psiche e spirito. Per cui, al momento della morte, Dio ricrea il nostro corpo immediatamente, senza attendere la fine dei tempi». Una nuova teologia, che se fosse vera, ci fa pensare a un don Verzè ancora in carne e ossa, ma in Paradiso.

Nel corso del 2011 la Procura della Repubblica di Milano presenta l’istanza di fallimento mentre si insedia il nuovo Cda, cosiddetto “della Santa Sede”, che colloca al vertice uomini di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone: Giuseppe Profiti, Ettore Gotti Tedeschi, Giovanni Maria Flick, Vittorio Malacalza. Finisce così l’era di don Verzè e del suo vicepresidente Mario Cal che, escluso dal Cda e interrogato pochi giorni prima dalla Procura di Milano, viene trovato morto con un colpo di pistola alla tempia, la mattina del 18 luglio scorso.

“Un uomo stimato da nessuno, poco colto e che non capiva un cazzo di sanità”

così lo ricorda Renato Botti, ex direttore generale dell’ospedale, intervistato dai giornalisti di Report. Eppure don Verzè era tanto legato a Cal da trascorrere con lui momenti di relax nella piscina della fazenda brasiliana di Conde, viaggiando su di un jet Challenger da 20 milioni di euro.

Già nel 1966 don Verzé pone al vertice della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor (proprietaria dell’ospedale) l’”Associazione Sigilli”, riconosciuta nel 2000 dal Vescovo di Verona, come associazione pubblica di Fedeli, costituita perlopiù da donne che dedicano l’intera vita allo sviluppo del San Raffaele in Italia e nel mondo. I Sigilli si impegnano al celibato/nubilato apostolico per il Regno dei Cieli, “aiutando i malati a fare tutto quello che occorre con l’aiuto di Dio”. Un mix di sacro e profano che va molto di moda ma che sconcerta gli attenti lettori del Vangelo, i quali -ricordando la cacciata dei mercanti dal Tempio- ravvisano nei templi profani della finanza cattolica una spelonca di ladri. Nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria, i magistrati hanno contestato a dieci iscritti nel registro degli indagati il reato di associazione a delinquere per episodi di bancarotta fraudolenta. L’ex direttore amministrativo, Mario Valsecchi, è stato arrestato il 13 dicembre scorso.

Angelo Vescovi, relatore al meeting di Rimini nel 2004, esperto di cellule staminali a livello mondiale, notoriamente agnostico e praticamente ateo, a quel tempo dirigente del laboratorio Dibit Hsr dell’ospedale San Raffaele, intervistato da Claudio Mercandelli (“Come si trova un agnostico come te, sotto il calcagno di don Verzè?”), risponde in modo deciso che si trova benissimo nell’ospedale, ma si sorprende che l’iniziativa sia nata da “un uomo così”. Un uomo cui Berlusconi affida la propria salute ma anche Nicole Minetti, soubrette degli studi televisivi di Colorado Cafè e divenuta rapidamente “igienista dentale” del San Raffaele (per poi imporla come consigliera regionale nel “listino” bloccato di Roberto Formigoni).

Amico dei potenti, da Andreotti a Craxi, da Totò Cuffaro a Berlusconi, abile imprenditori con i soldi degli altri, che investe 4 milioni di euro per abbellire il suo ufficio e posizionarvi gabbie per pappagalli (neanche di proprietà dell’ospedale ma dell’Inail), don Verzè realizza, con una struttura privata, il modello perfetto della sanità lombarda di ispirazione formigoniana: ottiene finanziamenti per l’opera di cooperazione in Brasile, per la ricerca, rimborsi per le prestazioni sanitarie e premi dalla Regione. Un’eccellenza dal punto di vista della ricerca che fallisce sotto il profilo economico-finanziario.

La vicenda del san Raffaele suscita una riflessione doverosa sul sistema dei rimborsi pubblici alle strutture sanitarie private e alla natura giuridica delle stesse; a questo proposito i lavoratori, rappresentati sindacalmente dalla RSU, suggeriscono che l’Ospedale si trasformi in struttura pubblica, anche in considerazione del fatto che la nuova dirigenza Profiti abbia voluto incontrare Primari e Dirigenti senza mantenere le riunioni periodiche con loro. E non sono pochi perché tra infermieri, amministrativi e tecnici raggiungono le 3100 unità.

NOSTRO COMMENTO: Ciao Emanuela ! Che ci pensino i diavoli a sistemare Don Verzè

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