Il matrimonio secondo Benedetto XVI

Benedetto XVI: «Il matrimonio è l’ unico luogo degno per generare figli”
Il Papa alla Pontificia Accademia per la Vita: «Anche i coniugi non fertili chiamati a collaborare per umanità nuova»

Fonte:Corriere.it 25 febbraio 2012

MILANO – «L’unione dell’ uomo e della donna in quella comunità di amore e di vita che è il matrimonio, costituisce l’unico luogo degno per la chiamata all’ esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono». Lo ha ribadito oggi Benedetto XVI nel discorso alla Pontificia Accademia per la Vita che, con il contributo di scienziati e sanitari, ha affrontato in questi giorni – in occasione della plenaria che si conclude sabato in Vaticano – il tema della lotta all’infertilità. E Ratzinger ha voluto indicare oggi dei limiti precisi a questi tentativi, escludendo sia la fecondazione eterologa [Si parla di fecondazione omologa quando il seme e l'ovulo utilizzati nella fecondazione assistita appartengono alla coppia di genitori del nascituro, il quale presenterà quindi un patrimonio genetico ereditato da coloro che intendono allevarlo. La fecondazione eterologa si verifica, invece, quando il seme oppure l'ovulo (ovodonazione) provengono da un soggetto esterno alla coppia.] sia gli altri metodi di aiuto alla procreazione che prevedono il concepimento al di fuori dell’atto coniugale, compresa l’inseminazione artificiale. [L'inseminazione artificiale è un' operazione medica di fecondazione tramite metodi non naturali. È impiegata in caso di sterilità maschile o di ridotta vitalità spermatica. Consiste nell'inserimento di sperma nell'apparato genitale femminile.]

INFERTILITA’ NON SIA FRUSTAZIONE - il Papa ha voluto «ricordare agli sposi che vivono la condizione dell’infertilità, che non per questo la loro vocazione matrimoniale viene frustrata». «I coniugi – ha detto -, per la loro stessa vocazione battesimale e matrimoniale, sono sempre chiamati a collaborare con Dio nella creazione di un’umanità nuova. La vocazione all’amore, infatti, è vocazione al dono di sè e questa è una possibilità che nessuna condizione organica può impedire». «La Chiesa presta molta attenzione alla sofferenza delle coppie con infertilità, ha cura di esse e, proprio per questo, incoraggia la ricerca medica. La scienza, tuttavia, non sempre è in grado di rispondere ai desideri di tante coppie», ha spiegato il Papa. «Dove, dunque – ha aggiunto -, la scienza non trova una risposta, la risposta che dona luce viene da Cristo»

NOSTRO COMMENTO: secondo Benedetto XVI:  «Il matrimonio è l’ unico luogo degno per generare figli”. Conseguentemente la fecondazione eterologa e l’inseminazione artificiale – secondo Ratzinger -sarebbero metodiche  da non considerare ai fini della  procreazione. Se ne deduce, pertanto, che i figli nati in tal modo  sarebbero figli “indegni” . Bravo Benedetto XVI ! Con un simile ragionamento avremmo figli degni e figli “indegni” . E’ così che Ratzinger interpreta la parola di Cristo? Ecco perché la Chiesa sta andando a rotoli? Ma, insomma, Ratzinger crede veramente di avere a che fare degli “allocchi”?

Berlusconi, processo Mills:prescrizione

DAL MESSAGGERO.IT si riporta: 25-02-2012

Il pm: inutile commentare. Aveva chiesto 5 anni per corruzione in atti giudiziari. La difesa chiedeva che il Cavaliere fosse assolto nel merito. Il Pd: sconfitta dello Stato. Gasparri: crociata contro i giudici

Mills, Berlusconi prosciolto: prescrizione
I legali: ricorso per l’assoluzione/Video

Video: Berlusconi Prescrizioni

MILANO – Silvio Berlusconi, imputato a Milano per corruzione in atti giudiziari, è stato prosciolto per prescrizione dai giudici della decima sezione penale del tribunale al termine del processo sul caso Mills. I giudici, dopo quasi 3 ore di Camera di consiglio, hanno ritenuto di non doversi procedere nei confronti di Berlusconi, giudicando scaduti i termini della prescrizione per il reato contestato all’ex premier.

I legali. «Una sentenza così la impugno tutta la vita», ha dichiarato l’avvocato Piero Longo. «Noi abbiamo l’auspicio di avere una assoluzione piena, perché crediamo che il presidente Berlusconi se la meriti», ha aggiunto l’avvocato Niccolò Ghedini, rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se ricorreranno contro la sentenza che ha dichiarato la prescrizione.

Nessuna sentenza. Il Tribunale, quindi, non ha emesso sentenza, ma non ha ritenuto nemmeno di potersi esprimere per un’assoluzione dell’imputato: di qui il ricorso dei legali di Berlusconi in appello per chiedere l’assoluzione. Anche la Procura di Milano sta valutando l’ipotesi di impugnare in appello la sentenza. I giudici hanno preso 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni del loro verdetto. Un lasso di tempo particolarmente lungo che rende però quasi impossibile all’accusa proporre ricorso in appello: anche secondo i calcoli più estensivi fatti dal pm, infatti, la prescrizione per Berlusconi in questo procedimento scadrebbe tra maggio e i primi di luglio.

Il pm di Milano Fabio De Pasquale dopo la lettura del dispositivo con cui Berlusconi è stato prosciolto si è limitato a dire: «Inutile commentare».

Le accuse.La vicenda ruota attorno a 600 mila dollari che, per l’accusa, Silvio Berlusconi avrebbe versato alla fine degli anni ’90 all’avvocato inglese David Mills in cambio di dichiarazioni reticenti nei processi per le mazzette alla Guardia di Finanza e All Iberian. Le indagini sono durate 10 anni, mentre il processo, tra ricorsi, sospensioni e ricusazioni, è durato 5 anni.

Il “processo gemello”.
Su David Mills si era pronunciata la Cassazione addirittura a sezioni unite. Dopo una condanna a 4 anni e mezzo in primo grado e in appello, la Suprema Corte, applicata alla posizione legale inglese la prescrizione, aveva però riconosciuto il fatto commesso come reato. Tre sentenze emesse da tre diversi Tribunali (primo grado, Appello e Cassazione), dicono quindi che Mills è stato corrotto per favorire Berlusconi nei suoi processi. Resta ancora da chiarire chi sia stato il corruttore: secondo i pm di Milano, si trattava proprio Silvio Berlusconi.


Berlusconi,
che ieri aveva definito il processo Mills come uno dei tanti «inventati contro di me», aveva sostenuto, attraverso i suoi legali, che il reato era già prescritto. «Se un tribunale non vuole ascoltare i testimoni della difesa e ammette solo quelli dell’accusa, è ovviamente impossibile pervenire a una sentenza giusta», affermava Berlusconi nella memoria difensiva depositata ieri dai legali al processo. L’ex premier ribadiva inoltre che i 600 mila dollari con cui si sarebbe attuata la corruzione «venivano dall’armatore Attanasio». «Ritengo di avere il diritto – scriveva Berlusconi in conclusione – di aspettarmi da questo collegio non una sentenza di prescrizione ma invece una sentenza di piena assoluzione per non avere commesso il fatto».

La lettera di Mills e le accuse. È il 19 luglio del 2004 quando David Mills , interrogato dai pm milanesi Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, deve spiegare perché ha ricevuto da Silvio Berlusconi 600.000 dollari nel 1998. Dollari che gli hanno già procurato qualche problema con il fisco inglese e che aveva giustificato al suo fiscalista con una lettera consegnata il 2 febbraio del 2004, ignorando che la missiva sarebbe poi finita in mano agli inquirenti milanesi. Proprio quella lettera, così come la giustificazione che a voce ne dà Mills ai magistrati, sono diventate nel tempo la prova d’accusa principale contro il legale. Nella lettera il legale aveva parlato di «tricky corners», curve pericolose, alle quali si era sottoposto per tenere «Mr B. fuori da un mare di guai». E nel luglio del 2004, Mills spiegava i soldi ricevuti da Berlusconi con il suo intervento “soft” nei processi a carico di quest’ultimo. E quelle parole sono quelle impugnate dall’accusa più di qualsiasi analisi contabile per provare la colpa dell’imputato.

La ricostruzione. «È in questo quadro -aveva affermato il legale inglese- che nell’autunno del 1999 Carlo Bernasconi (il manager Fininvest deceduto nel 2001, ndr), mi disse che Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro». Più volte Mills ha tentato di ritrattare quella ricostruzione. Quattro mesi dopo quell’interrogatorio, nel novembre del 2004, il legale inglese aveva mandato ai pm di Milano una memoria per rettificare tutto e per affermare che quella somma proveniva da un altro cliente, l’armatore Diego Attanasio. I pm, però, non gli avevano creduto.

Rischio prescrizione. Tutto dipendeva da quando far iniziare il reato (e la cassazione per Mills ha indicato la data del novembre 1999) e da difficili calcoli applicati agli stop e alle riprese del procedimento. Le opinioni si dividevano soprattutto su quando far ripartire le lancette della prescrizione dopo i verdetti della Consulta. I legali di Berlusconi sostenevano che la prescrizione avesse ripreso a correre subito dopo la pronuncia della Corte Costituzionale (in questo caso per il lodo Alfano e per il legittimo impedimento). Per l’accusa, le lancette dell’orologio dovevano ripartire dal momento in cui effettivamente il procedimento era ripreso.

Pd: sconfitta dello Stato. «A furia di leggi ad personam e di fantomatici legittimi impedimenti siamo al paradosso dell’esistenza di un corrotto senza corruttore. Non voglio commentare ulteriormente questa sentenza, mi auguro però che sia da stimolo per riformare il nostro sistema penale», ha detto la capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. «Non è infatti accettabile – sottolinea – che pochi privilegiati possano usufruire di incarichi istituzionali e mettere in campo pratiche dilatorie, peraltro del tutto avulse dalla sfera della garanzia del diritto di difesa, per mandare in fumo processi su cui si gioca la credibilità del paese. Come ha recentemente dichiarato il vicepresidente del Csm, la prescrizione di un reato di corruzione è sempre una sconfitta per lo Stato, chiunque sia l’imputato. Oggi lo Stato ha perso».

Gasparri (Pdl). «Berlusconi è certamente anche innocente nel merito delle vicende al centro del processo milanese. Quel che è grave è che ci siano magistrati che hanno negato l’evidenza sulla prescrizione. Questa gente deve essere allontanata dalla magistratura. Ne faremo una crociata». Lo dichiara il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alla sentenza.

Napoli (Pdl). «A Milano tutto finito bene? No, è finita malissimo. Perché la prescrizione non rende giustizia all’innocenza dell’imputato Berlusconi, ma soprattutto nasconde quell’autentico buco nero che è la responsabilità civile dei giudici». Per Osvaldo Napoli, vice presidente dei deputati del Pdl, con la prescrizione del reato contestato a Silvio Berlusconi nel processo Mills «si è salvato il comportamento indecente di un pm che ha preteso, in assenza di prove, di arrivare comunque a una condanna».

Di Pietro. «Ancora una volta la prescrizione salva Berlusconi dalle sue responsabilità. Resta, però, il fatto obiettivo che i giudici, anche in esito al dibattimento, non hanno potuto procedere all’assoluzione per non aver commesso il fatto perché, evidentemente, il fatto l’ha commesso eccome», ha affermato il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

NOSTRO COMMENTO: Certamente è stata una sconfitta per lo Stato che ha perso tanto tempo per concludere un processo senza avere emesso alcuna sentenza: solo prescrizione. I giudici hanno preso 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni del loro verdetto.  A questo punto Noi ci chiediamo: ma se Berlusconi era così sicuro di essere innocente perché non ha rinunziato  alla prescrizione?

Decreto fiscale

Dal Corriere.it 24 febbraio 2012

Il fondo basato sul recupero del gettito per ridurre le imposte non verrà varato

Imu sugli immobili più pesante per la Chiesa DL fiscale il taglio delle tasse non ci sarà

Imposta municipale sui beni immobiliari ecclesiastici: Monti presenta un emendamento al Dl sulle liberalizzazioni

 

MILANO – Dopo oltre sei ore il Consiglio dei ministri ha varato l’atteso decreto fiscale. A differenza delle attese della vigilia è saltato il fondo per la riduzione delle tasse con i proventi della lotta all’evasione previsto in uno degli articoli della bozza del decreto legge sulle semplificazioni fiscali.

IMU – Dopo l’emendamento che prevede l’applicazione dell’Imu a tutti gli immobili della Chiesa che non siano in maniera esclusiva luoghi di culto, ci sono altre modifiche alla normativa che ha introdotto l’imposta municipale degli immobili, vale a dire il dl salva-Italia che ha ripristinato il prelievo sulla prima casa e ha anticipato l’ingresso della nuova imposta municipale sugli immobili dal 2014 al 2012. Dubbi della Ragioneria generale sono stati infatti sollevati sul pacchetto di esenzioni Imu previste, a partire dalla precisazione che l’imposta non va pagata sugli immobili che i Comuni possiedono sul loro territorio, immobili che, a questo punto potrebbero non essere più esenti. Tra le modifiche in arrivo c’è anche la precisazione che ogni nucleo familiare avrà diritto a una sola detrazione. Per le case all’estero l’Imu «non è dovuta se il suo importo calcolato non supera i 200 euro». La norma specifica anche che «per valore dell’immobile, ai fini dell’imposta, si assume non più solo il valore di mercato ma quello utilizzato nel Paese estero per le imposte patrimoniali o sui trasferimenti». Inoltre per gli italiani che lavorano all’estero per lo Stato (per esempio i diplomatici) si prevede la riduzione dell’aliquota di 0,4 punti percentuali (ma solo per il periodo in cui si lavora all’estero). Viene anche riconosciuta la detrazione (200 euro) se l’immobile è adibito ad abitazione principale.

CAPITALI SCUDATI – Proroga al 16 maggio per il pagamento della tassa sull’anonimato per chi ha aderito allo scudo fiscale.

LISTA NERA - Chi ripetutamente viene segnalato per non aver emesso ricevuta o scontrino fiscale finirà in una sorta di black list su cui l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza potranno concentrare i propri controlli.

ELENCO CLIENTI-FORNITORI – Niente più spesometro per gli acquisti e i servizi ai fini Iva oltre 3mila euro per i quali torna invece l’elenco clienti e fornitori che obbliga a comunicare al Fisco tutte le transazioni effettuate con l’obbligo di emissione della fattura, cioè le operazioni fra imprese.

PARTITE IVA INATTIVE – Scatta la cessazione d’ufficio. Arriva, inoltre, la verifica on-line delle partite Iva per contrastare le frodi.

PIÙ CONTROLLI SU FINTE ONLUS – Arriva un potenziamento dei controlli del Fisco sul Terzo settore con l’obiettivo di stanare le finte Onlus.

ISPETTORI-GIOCATORI – Gli ispettori dei Monopoli di Stato potranno fingersi giocatori per stanare eventuali illegalità nelle sale da gioco.

RATEIZZAZIONE FLESSIBILE- I debiti tributari potranno essere rateizzati in maniera flessibile.

EQUITALIA – Esclusione della decadenza dal beneficio di pagare a rate per mancato pagamento della prima rata ovvero di due rate successive; la decadenza opera solo in caso di mancato pagamento di due rate consecutive. Ipoteche ed espropri solo per debiti superiori a 20mila euro.

NO ISCRIZIONE A RUOLO PER MINI-DEBITI - Dal primo luglio 2012 non si procede all’accertamento, all’iscrizione a ruolo e alla riscossione dei crediti relativi ai tributi il cui ammontare non superi i 30 euro.

BLACK LIST – La comunicazione all’agenzia delle Entrate delle cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di operatori economici degli Stati inseriti nella black list del Fisco sarà obbligatoria solo se queste operazioni supereranno l’importo di 500 euro.

CAPITALI ALL’ESTERO – Verrà punito in maniera più pesante chi verrà sorpreso a esportare capitali all’estero oltre la soglia consentita di 10mila euro. Le sanzioni potranno arrivare fino al 40%.

TURISTI – Il decreto fiscale contiene anche una «deroga alle norme sulla limitazione del contante per gli stranieri non comunitari residenti fuori dal territorio italiano». «La disposizione – si spiega nel dl – prevede che per gli acquisti di beni effettuati dalle persone fisiche residenti al di fuori del territorio dello Stato e di cittadinanza straniera non trovano applicazione le disposizioni che pongono il divieto del contante al di sopra della soglia di 1.000 euro».

STRETTA COMPENSAZIONI IVA – Arriva una nuova stretta sulle compensazioni dei crediti Iva con la riduzione da 10mila a 5mila euro della soglia per l’invio preventivo all’amministrazione finanziaria della dichiarazione che attesti il diritto al credito da portare in compensazione. La norma produce i suoi effetti già sul credito 2011.

PIGNORAMENTI SOFT – I beni strumentali pignorati resteranno affidati in custodia ai titolari dell’azienda debitrice. Arrivano inoltre limiti per la pignorabilità di stipendi per debiti fiscali nel caso di salari bassi: la quota sottoposta a pignoramento può scendere progressivamente fino al 10%.

TRACCIABILITA’ – Viene differito al 1° maggio 2012 il pagamento di stipendi e pensioni di importo fino a 1.000 euro tramite strumenti di pagamento elettronico bancari o postali.

TARES - Il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) è corrisposto, per le unità immobiliari a destinazione ordinaria, sulla base dell’80% della superficie catastale, determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138, in materia di revisione generale delle zone censuarie e delle tariffe d’estimo delle unità immobiliari urbane. La norma prevede, in sede di prima applicazione, che sia determinata una superficie convenzionale, dall’Agenzia del territorio, derivata dagli elementi di consistenza in proprio possesso. Al fine di rendere disponibile ai Comuni la superficie catastale sulla quale determinare la nuova imposta, si applicano le stesse modalità di determinazione di una superficie convenzionale, sempre in sede di prima applicazione, anche per le unità immobiliari a destinazione ordinaria alle quali è stata attribuita la rendita presunta.

LAVORATORI INTERINALI – Per favorire l’inserimento e il reinserimento delle persone in cerca di prima occupazione i lavoratori interinali saranno equiparati ai loro colleghi «dipendenti» all’interno della stessa impresa nella quale prestano il lavoro.

IMU – Il Presidente del Consiglio in precedenza aveva informato il Consiglio dei Ministri di aver presentato al Senato un emendamento al Decreto Legge n° 1 del 2012, «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività» in merito all’esenzione dall’imposta Ici/Imu di cui beneficiano gli enti non commerciali e no profit. La norma del governo prevede «l’esenzione per gli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un’attività non commerciale». In pratica, nel caso della Chiesa, tutti gli edifici di culto, quelli utilizzati oper assistenzao attività ecclesiali. Ma non quelle, per esempio che dispongono di attività commerciali, dal bar agli alloggi. Nel testo della proposta depositata alla commissione Industria del Senato, al comma 2, si legge che le rendite catastali dichiarate o attribuite per la porzione di immobili della Chiesa commerciali «producono effetto fiscale a partire dal 1 gennaio 2013».

SCHIFANI – «Apprezzamento» per l’iniziativa del governo di presentare l’emendamento sull’Imu per la Chiesa è stato espresso dal presidente del Senato Renato Schifani. «Ho verificato la compatibilità del testo dell’emendamento con il provvedimento, è ammissibile», ha chiarito subito Schifani.

 NOSTRO COMMENTO: Mah!

SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO – PUNTATA DEL 23-02-2012

SANTORO – SERVIZIO PUBBLICO – PUNTATA DEL 23-02-2012

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Celentano c’è?” è il titolo della quattordicesima puntata di Servizio Pubblico. La trasmissione multipiattaforma di Michele Santoro sarà visibile su Cielo, al canale 26 del digitale terrestre, sulla rete di tv locali, su Sky Tg24 (canali 504 e tasto active dei canali 500 e 100), e immancabile sul Web (sul sito ufficiale serviziopubblico.it, su repubblica.it, su corriere.it e su ilfattoquotidiano.it). E anche su Radio Capital (anche sul satellite in chiaro).

Ospiti della puntata di stasera di Michele Santoro: l’ex presidente della Rai Lucia Annunziata, Carlo Freccero, direttore di Rai 4, il direttore di Rainews24 Corradino Mineo, Norma Rangeri del Manifesto, il direttore di Libero Maurizio Belpietro, l’onorevole Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori, il consigliere dimissionario del cda Rai Nino Rizzo Nervo, e Massimo Bernardini con i ragazzi della redazione del programma “Tv Talk”. In collegamento da Milano, Dario Fo.

Travaglio a Servizio Pubblico 23_02_2012

Travaglio a Servizio Pubblico 23_02_2012

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NOSTRO COMMENTO: Bravo Marco!

Politica ed alta dirigenza: stipendi da capogiro.-

Redditi dei ministri, Severino la più ricca Monti, 1,5 mln di euro e patrimonio da 11,5

Fonte:AdnKronos

ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2012

Roma – (Adnkronos/Ign) – Pubblicati on line i guadagni dei componenti dell’esecutivo Monti. Il Guardasigilli in testa con 7 milioni di euro: “Guadagnare e pagare le tasse non è peccato“. In serata diffusi i dati sul premier. Passera nel 2011 ha dichiarato 3,5 mln ed è titolare di depositi per oltre 8 milioni di euro derivanti soprattutto dalla vendita delle azioni Intesa. Balduzzi viaggia in Subaru e vive in un’abitazione di oltre 21 vani. Tra i beni del ministro Terzi anche una Harley Davidson

Roma, 21 feb. (Adnkronos/Ign) – Avanti tutta sul fronte della trasparenza: il governo, come annunciato, ha deciso di pubblicare online redditi e disponibilità di ministri e sottosegretari

 

Nel 2010 Mario Monti ha dichiarato un milione e mezzo di euro (1.515.744 euro), dei quali 639.492 versati al fisco come Irpef e 21.089 di addizionale regionale.

Monti risulta proprietario al 100% di un appartamento a Milano e per il 50% di uno a Bruxelles. Tra gli altri beni immobili figurano un ufficio e due negozi a Milano, dei quali Monti possiede il 40% della proprietà, un altro appartamento, sempre a Milano, del quale è proprietario per il 50%, nove abitazioni e un negozio a Varese. Il premier ha poi due auto: una Lancia Dedra del 1995 e una Lancia Kappa del 1998.

Cospicuo poi il patrimonio di Monti in conti correnti, depositi titoli e gestioni patrimoniali per un totale di 11 milioni 522 mila euro.

Ma al primo posto, con un imponibile netto da 7.005.649 di euro, il ministro più ricco è Paola Severino, secondo il modello Unico del 2011 pubblicato sul sito www.giustizia.it. Il Guardasigilli specifica anche il totale delle tasse e imposte pagate, pari a 4.017.761. Il compenso lordo come ministro e’ di 195.255 euro annui. Severino, che di professione e’ avvocato, denuncia due appartamenti, a Roma e Cortina, un appartamento in comproprieta’ nella capitale categoria A2 con annessi cantina e garage. Due le automobili, una Daihatsu del 2006 e una Toyota del 2009. C’e', inoltre, un’imbarcazione da diporto del 2009. Fra gli strumenti finanziari, 4576 azioni Generali Spa e 500 Gbm. Vengono citate le banche Finmat e Unicredit nelle gestioni di portafogli di investimento.

”Chi guadagna e paga le tasse non e’ un peccatore, va guardato con benevolenza e non con invidia” ha commentato Severino. ”Ho condiviso l’iniziativa del presidente Monti – ha aggiunto riferendosi alla pubblicazione on line delle dichiarazioni – sia per la trasparenza sia perche’ e’ importante fare capire che chi guadagna e paga le tasse va considerato positivamente, mentre chi guadagna in nero va considerato in termini negativi”.

In secondo posizione c’è Corrado Passera, che come risulta dai dati pubblicati sul sito del ministro, nel 2011 ha dichiarato 3.529.602,00 euro (per quasi un milione e mezzo di imposte pagate). Per l’incarico di governo, tra compenso e diaria, la somma arriva a 231.84 euro. Il ministro dello Sviluppo possiede una Mercedes A180, una casa a Parigi, obbligazioni, azioni ed e’ titolare di depositi per oltre 8 mln di euro derivanti soprattutto dalla vendita delle azioni Intesa.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e’ stato il primo a pubblicare il proprio reddito da ministro, infatti gia’ il 14 febbraio scorso era online, insieme a quelli del ministro dell’Istruzione Francesco Profumoe della Coesione territoriale Fabrizio Barca. Tuttavia, ora e’ possibile conoscere per intero la sua posizione patrimoniale e reddituale, una esigenza di trasparenza quanto mai opportuna nel suo caso, dopo la vicenda della casa romana, nei pressi del Colosseo, riscattata all’Inps ad un prezzo conveniente ma lecito.

Il ministro si legge nella dichiarazione che percepira’ un compenso annuo lordo di 205.915,54 euro e come Presidente del comitato di sorveglianza gruppo Morteo Spa in amministrazione straordinaria risulta percepire anche un compenso di 12.395 euro (netto 8.665,06), mentre e’ ‘fuori ruolo’ dalla carica di Presidente di sezione del Consiglio di Stato.

Il suo patrimonio immobiliare e’ comunque piuttosto consistente, possiede 6 proprieta’ delle quali, un fabbricato di 3 vani a Roma, interamente suo, due fabbricati a Napoli di cui dispone di entrambi di una quota di 450/1000, rispettivamente di 7 e 5 vani. Un fabbricato e un garage, tutti nuda proprieta’, per una quota di 200/1000, una quota di 100/1000 di un terreno nuda proprieta’ di 6.27.59 ettari a Frignano (Ce) e una quota di 67/1000 su un fabbricato, sempre nuda proprieta’, a Napoli di 1 vano e mezzo.

Come beni mobili il ministro possiede 4 automobili e un ciclomotore. In particolare una Bmw 320, una Ford Fiesta Plus e una Toyota Yaris.

Il portafoglio azionario di Patroni Griffi contempla 10.300 azioni Enel Green Power, per un controvalore di 15.558 euro, 392 azioni Enel per un controvalore di 1.291 euro, obbligazioni Bimi Tvm 11/15 per un valore nominale di 60.000 euro. Per quanto riguarda quote di fondi comuni di investimento, ne possiede 8 di Pictet di vari tipi per un controvalore totale di 182.872,26 euro e infine un portafoglio Fideuram Investimenti composto da due pacchetti per un controvalore di 75.574,16 euro.

In fondo alla scheda viene precisato che il reddito 2012 sara’ composto da compenso per incarico di governo 205.915,54 euro, canone di locazione pari a 2.000 euro mensili sottoposto a imposta cedolare secca del 21%, incarico Morteo Spa 12.395 euro lordo (netto 8.665,06 euro) e viene precisato che sul predetto reddito grava un prestito Inpdap decennale con rate nette mensili pari a 1.260,88 euro.

Il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri guadagna 183.084,35 euro. Nessun paragone con i il passato, perche’ i dati resi noti dalla Cancellieri si limitano all’elenco (24) di beni immobili tra appartamenti, abitazioni, magazzini, box, cantine, negozi, terreni agricoli di proprieta’ o comprioprieta’ dislocati tra Milano, Roma e Palazzolo Acreide. La Cancellieri ha una Toyota Land Cruiser e strumenti finanziari alla Banca popolare di Vicenza per circa 6mila euro.

Viaggia invece in Subaru B9 Tribeca Il ministro della Salute Renato Balduzzi, che vive in una abitazione di proprieta’ di 21,5 vani. Nella situazione patrimoniale e reddituale dichiara un compenso pari a 199.778 euro e un reddito 2010 di 143.759 euro. Al tutto affianca un variegato portafoglio titoli e obbligazioni e la partecipazione a diversi fondi comuni di investimento posseduti al 50%. Tra gli immobili, accanto all’abitazione principale nel comune di Alessandria posseduta al 50%, spiccano un fabbricato posseduto al 100% sempre ad Alessandria di 7 vani, un fabbricato di 3 vani ad Avise (Ao), un fabbricato di 5 vani a Bordighera (Im) e 2 box auto, uno ad Alessandria e uno a Bordighera. Di piccola entita’ i terreni posseduti, mentre per quanto riguarda le azioni relative a 24 titoli, l’investimento piu’ consistente riguarda Eni con 31.200 euro, seguito da Banca Carige con 20.000 euro, Telecom con 8.800 euro, Intesa Sp con 8.500 euro e Unicredit con 2.400 euro di azioni e 8.690 euro di obbligazioni. Piu’ consistente l’investimento in fondi comuni: si va da 35.600 euro di Capital Italia Sicav posseduto al 100% a una serie di fondi posseduti al 50%. Si tratta di 40.900 euro di Carige Obbligazionari, 14.400 euro Eurizon azioni salute ambiente, 13.100 euro di Eurizon obbligazioni internazionali, 10.600 euro di Eurizon azioni Pacifico, 10.400 euro di Eurizon azioni tecnologie avanzate. Per chiudere, sul conto corrente ha un attivo di 52.000 euro, mentre per gli spostamenti oltre alla Subaru ha una Multipla e una Panda.

Il ministro del lavoro Elsa Fornero, riceve uno ‘stipendio’ annuale di 199.778,13 euro corrispondente a un netto mensile di euro 8.636,63 (tredici mensilita’)”. A questa somma, spiega, va aggiunta “una diaria mensile di 129,68 euro e una diaria giornaliera di 224,895 pagabile fino ad un massimo di 15 giorni di permanenza a Roma”. Il reddito imponibile per il 2010, come risulta dal modello 740/2011 regolarmente depositato, e’ stato pari a 402.138 euro. Tale reddito ha subito un’imposta Irpef pari a 166.089 euro. Il reddito deriva dagli incarichi di vicepresidente del Cds di Intesa Sp e di consigliere Buzzi Unicem, da cui si e’ dimessa all’atto di accettare la carica di ministro, e dell’incarico di professore ordinario all’Universita’ di Torino, per il quale e’ ora in aspettativa senza assegni. Il titolare del lavoro non percepisce altri redditi. Non e’ proprietaria ne’ ha la disponibilita’ di aerei, imbarcazioni, cavalli. Possiede invece un’autovettura Toyota AYGO, immatricolata nel 2011. Possiede un’abitazione in comproprieta’ al 25% a Torino, un fabbricato al 50% a Courmayeur, entrambi con relative competenze, e un fabbricato a San Carlo Canavese (To). Ecco, invece, le azioni possedute: Pirelli & C. SpA 227; Prelios SpA ex Pirelli Real Estate 227; Warrant Az. Ordinarie Parmalat 05/15 630.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda spiega con una certa ironia che il suo stipendio mensile e’ di 16.234 euro lordi ma che “il reddito del 2012 dipendera’ dalla durata del governo”. Giarda specifica che nel 2010 ha percepito, esclusi i redditi da pensione: 31.145 euro da redditi di lavoro autonomo e 226.919 euro come compensi da due consigli di amministrazione e un collegio revisori 226.919. Il reddito da fabbricati e’ di 4.224 euro, per un totale di 262.288 euro. Il ministro denuncia inoltre un paio di appartamenti a Milano e diversi ‘baitelli’ in Valsesia in comproprieta’, una Seat Ibiza e un valore complessivo di strumenti finanziari pari a 501.411 euro.

Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Esteri, percepira’ nel 2012 – secondo quanto dichiarato nella sua pagina sul sito www.esteri.it – un compenso annuo lordo di 203.653,44 euro. Il ministro precisa che nel 2010 il suo reddito e’ stato di 123.643 a cui si aggiunge “l’indennita’ non reddituale, di servizio all’estero quale ambasciatore d’Italia a Washington, pari a euro 214.939,41”. Terzi specifica, fra i beni posseduti, oltre ad una Golf del 2012 e una Ford Focus del 2004, una Harley Davidson 883 immatricolata nel 2005. Nessuno strumento finanziario dichiarato, mentre sono diverse le proprieta’ immobiliari, come terreni agricoli a Curno e Brembate, una villa a Brembate di sopra, un garage a Bergamo. Proprieta’ di cui e’ titolare al 100%, mentre e’ comproprietario al 75% di un appartamento romano e al 50% di un appartamento a New York.

Il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha diritto ad un compenso annuo lordo di 199.778,25 euro. L’ammiraglio Di Paola nella scheda per la trasparenza dei redditi pubblicata sul sito www.difesa.it. specifica di aver avuto nel 2011 i seguenti emolumenti lordi: 314.522,64 euro di pensione provvisoria; 29.441,44 per servizio all’estero. Dispone al 50% di una casa di proprieta’ a Livorno, mentre fra i beni mobili dichiara una Mercedes B180 del 2009 e una Polo del 2004. Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, il ministro denuncia azioni Enel (398), Finmeccanica (68), Deutsche Telekom (14) e quote in fondi di investimento: Pioneer Paesi emergenti (1468) per un valore di 15mila euro, Pioneer Ssf Euro (5877), per un valore di 30.000 euro. Ci sono inoltre depositi in Bot/Btp per 150.000 euro, una polizza Generali di 85.000 e obbligazioni per 655.000 euro.

Corrado Clini, titolare del dicastero dell’Ambiente, percepira’ un compenso annuo lordo nel 2012 pari a quasi 200.000 mila euro (199.778,25 euro), quasi 30mila mila euro in piu’ rispetto rispetto a quanto percepito nel 2010 come direttore generale dello stesso ministero, un compenso di circa 170.000 euro. Incarico questo in cui risulta collocato in aspettativa senza assegni. Dalla pubblicazione dei redditi e della posizione patrimoniale online si evince inoltre che Clini possiede un appartamento a Mirano, in provincia di Venezia, in comproprieta’ al 50%, e una Fiat 500, immatricolata nel 2010.

Il titolare delle Politiche agricole Mario Catania si vedra’ ridurre il prorio compenso annuo lordo di circa 70 mila euro, da un anno all’altro. Come ministro infatti percepira’ una retribuzione di 211.047,46 euro, laddove la retribuzione annua lorda del 2011, alla direzione generale degli affari generali dello stesso ministero, ammontava a 280.600 euro. Catania, romano, non e’ sposato e non ha figli. Rende noto che e’ proprietario dell’appartamento in cui vive a Roma (circa 120 mq.) e del 50% di una abitazione monofamiliare nel comune di Manciano (GR) (circa 120 mq.) Possiede una Volkswagen Golf 1600 cc. del 2004. I suoi risparmi sono investiti in titoli di Stato (450.000 euro).

Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione, secondo i redditi on line pubblicati sul sito del ministero, vanta un stipendio lordo da ministro di 199,778 euro e una pensione da professore universitario da poco piu’ di 81mila euro. Riccardi, che nella dichiarazione del 2011 ha un totale redditi di di 120.309 euro, ha una appartamento a Trevi, una nuda proprieta’ a Roma in usufrutto alla madre, dei terreni a Trevi. Il ministro, che tra l’altro non possiede automobili, e’ titolare di obbligazione per circa 100mila euro Unicredit e di depositi Mps di cui e’ cointestatario al 25%.

Una Fiat Stilo del 2003, una Audi A3 e un gozzo, sono invece i veicoli e il natante dichiarato dal ministro degli Affari regionali Piero Gnudi, nella dichiarazione agli uffici del Senato per la pubblicita’ della situazione patrimoniale. Gnudi dichiara inoltre le cariche ricoperte fino all’assunzione dele funzioni di ministro: presidente di quattro Consigli di amministrazione, componente del Cda di sette societa’ (tra cui Unicredit Spa). Come ministro gli spetta l’indennita’ prevista dalla legge 9 novembre 1999 n. 418 pari a 135.230,52 euro annui lordi per dodici mensilita’, uno stipendio lordo di 53.238,51 euro annui piu’ un’indennita’ integrativa speciale di 11.309,22 euro. L’imponibile dichiarato nel modello Unico 2011 relativo al 2010 e’ di 1.694.851 euro. Nel pacchetto di azioni dichiarato ci sono, fra l’altro, 342.498 Intesa San Paolo ordinarie, che sono il picco di un portafoglio molto diversificato e dettagliato nella dichiarazione, anch’essa on line sul sito del ministro nella pagina del governo.

Per quanto riguarda gli altri componenti del governo, il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Mario Ciaccia, ha dichiarato nel 2010 un reddito pari a 1 milione, 600mila e 701 euro, con un’imposta dichiarata di 680mila 922 euro. Attualmente 1 milione, 446mila, 139,79 euro sono investiti in una gestione dinamica di portafogli di investimento Intesa San Paolo Private Banking, mentre il compenso annuo lordo da ministro ammonta a 188mila 868,91 euro. L’esponente dell’esecutivo dichiara inoltre la proprieta’ di 7 fabbricati: 3 in comprorieta’ al 50 per cento a Roma, rispettivamente, di 130, 110 e 100 mq; altri 2, sempre in comproprieta’ al 50 per cento, a Formia (128 mq) e a Plaus, in provincia di Bolzano (60 mq). Piena proprieta’ invece per i restanti 2 fabbricati, uno di 190 mq a Roma, l’altro di 140 mq a Budapest. Ciaccia e’ poi comproprietario al 50 per cento di 2 box auto di 32 e 20 mq a Roma.

Per quanto riguarda le auto, Ciaccia possiede una Volkswagen Sharan, una Porshe Carrera, 30 cavalli, del 2003; e una Fiat 500 del 2007.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, gode di un compenso lordo per l’incarico di governo da 178.858,39 euro; un fabbricato a Roma di 80 mq di proprieta’ al 100 per cento dato in uso alla figlia; una Fiat Grande Punto e uno scooter Honda SH 300.

Più complessa e variegata la situazione patrimoniale del sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta: un reddito nel 2010 pari a 249.724 euro, derivante per 145.263 da lavoro dipendente come dirigente Alitalia (non incompatibile secondo l’Antitrust con l’incarico di governo) e per 104.461 da reddito fondiario, che ha portato al versamento di un’imposta di 95.894 euro, piu’ 4.155 di addizionale regionale e 1.222 di addizionale comunale.

Tra i beni immobili, pervenuti a titolo ereditario alla fine del 1998 sui quali e’ stata versata l’imposta di successione del 33 per cento allora vigente, spiccano le 16 abitazioni di piena proprieta’ a Napoli. Ad esse si aggiungono: 15 tra magazzini, depositi, negozi, botteghe e box sempre nel capolugo partenopeo, detenuti al 50 per cento; 7 locali commerciali, un lastrico solare e un terreno di 1284 mq con una titolarita’ al 33,3 per cento situati a Melito di Napoli; stessa percentuale per 4 lastrici solari e 4 cortili sempre a Napoli. Nella stessa citta’ Improta e’ titolare all’8,33 per cento di 2 fondi agricoli incolti per complessivi 10 ettari rappresentati in catasto da 49 particelle; di 23 abitazioni, di 20 posti auto e di un deposito, tutti beni ottenuti sempre a titolo ereditario, come altri 2 terreni agricoli incolti per complessivi 600 mq, questi di proprieta’ al 6,66 per cento.

Il sottosegretario invece ha acquistato al 50 per cento un’abitazione e un box a Roma nel 1999 e sempre al 50 per cento un villino residenziale con annessa pertinenza e terreno di 5430 mq, rappresentato in catasto da 9 particelle, all’ Argentario nel 2006.

Il quadro patrimoniale si completa con una Bmw 530 D del 2009 e una Smart Forfour del 2005; 1.513 azioni della Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, con un controvalore al 30 dicembre del 2011 pari a 49.172,50 euro; e 80mila euro investiti in Bot.

Infine Improta, a titolo gratuito, e’ consigliere di amministrazione della Fondazione Cfs, Centro per un Futuro Sostenibile, e della Fondazione Roma europa.

Manager pubblici, la lista degli stipendi: Manganelli il più pagato con 621mila euro

Roma – (Adnkronos) – Dal capo della Polizia a quota 621.253, 75 euro al presidente dell’Agcom Corrado Calabrò a quota 475.643,38 passando per il Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio che ha una retribuzione di 562.331,86 euro, l’elenco dei redditi sopra i 294mila euro consegnati dal ministro Filippo Patroni Griffi al Parlamento.

Roma, 23 feb. (Adnkronos) – Sono una sessantina i nomi dei vertici della pubblica amministrazione che superano il tetto dei 294mila euro, considerata come soglia massima per gli stipendi dei manager pubblici.

Dal capo della Polizia Antonio Manganelli a quota 621.253, 75 euro al presidente dell’Agcom Corrado Calabrò a quota 475.643,38 passando per il Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio che ha una retribuzione di 562.331,86 euro, il capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Franco Ionta a 543.954,42 euro e il capo Gabinetto del ministero dell’Economia Vincenzo Fortunato con 536.906,98 euro.

E’ quanto risulta dalla lista consegnata oggi dal ministro per la Pa Filippo Patroni Griffi al Parlamento su richiesta delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro.

NOSTRO COMMENTO: Io mi vergognerei di guadagnare tutti questi soldi di stipendio o retribuzione che sia e dichiararli nell’attuale momento. E’ uno schiaffo alla miseria. Non perché i Ministri del Governo Monti li abbiano guadagnati in modo disonesto o poco  pulito. Per carità! Sono tutti persone per bene è non ho alcun dubbio che i soldi li abbiano guadagnati onestamente. Ma l’attuale momento non è quello più idoneo ad ostentare danaro. Io non lo avrei fatto per due motivi: 1) In un periodo di vacche magre e chiari di luna con tasse e contro-tasse imposte da Monti agli Italiani per superare la crisi, ostentare danaro, anche se guadagnato onestamente, non mi sembra una grande idea (E’ una questione di stile!) ; 2) Francamente guadagnare milioni di euro  al mese è una cosa che andrebbe immediatamente rivisitata. A mio sommesso avviso la dirigenza, l’alta dirigenza dello Stato, i Magistrati, i Parlamentari , i Manager ecc…non dovrebbero guadagnare più di 150  mila euro l’anno lorde senza diarie ed ammennicoli vari per rimanere nell’ambito della decenza. Quanti soldi risparmierebbe l’Italia che oggi rasenta la soglia della povertà? Ancora: per reperire danaro e superare la crisi è quanto mai opportuno ed urgente abolire le Province, ridurre i costi e gli sprechi della politica, rimborsi elettorali compresi e, pensare seriamente, di sopprimere le Regioni che servono solo a creare  clientelismo  e corruzione. Questo per far le cose serie. Tutto il resto è poesia!…….

Gli “INTOCCABILI” di G.Nuzzi del 22_02_2012 (Chiesa: il corvo)

Gli “INTOCCABILI” di G.Nuzzi del 22_02_2012

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Parla il “Corvo” (1) – Gli Intoccabili – 22 02 2012 Satarlanda.eu

Fonte:Satarlanda

NOSTRO COMMENTO: Ripetiamo quello che abbiamo scritto in altri commenti:”….. Noi ci chiediamo con molto stupore nei riguardi della Chiesa: “errare humanum est perseverare autem diabolicum” Ha dimenticato forse il Vaticano il gran rumore che ha destato la pedofilia nell’ambito della Chiesa e nell’opinione pubblica mondiale, cattolici compresi, tanto che ha dovuto intervenire direttamente il Santo Padre con mano pesante per cercare di coprire gli scandali ancor oggi latenti? Sarebbe stato certamente più proficuo stanare il clero marcio ed affidarlo ai competenti tribunali ecclesiastici e civili per il seguito di competenza, indennizzando opportunamente le vittime del clero deviato. Nascondere e proteggere per lunghissimo tempo i preti pedofili non è stato di alcun giovamento alla Chiesa. Ha generato solo un mare di sospetti che a, tutt’oggi, non si placano. In buona sostanza si vuol dire questo: se ci sono mele marce nell’ambito dell’alto clero bisogna fare immediatamente pulizia per evitare il ripetersi degli scandali. Avvedersi dei propri errori è indice di intelligenza. Perseverare nell’errore è indice di idiozia.”

Canone Rai anche sui PC….Ma per favore!…..

Canone RAI su PC e Smartphone? Un’ipotesi concreta, ma decisamente fuori dal tempo

Fonte: Tuttodigitale.it

La Rai si appella, anacronisticamente, ad una legge del 1938, per estendere la tassa del canone ai possessori di PC, tablet e smartphone. Cosa ne pensa Confindustria Digitale

“Un’assurda forzatura giuridica, ma soprattutto un’iniziativa fuori dal tempo e in totale contrasto con gli obiettivi dell’agenda digitale e gli sforzi che si stanno mettendo in atto per rilanciare la crescita del Paese – è il commento rilasciato a margine del Consiglio direttivo di Confindustria Digitale da parte del presidente Stefano Parisi, sul balzello che la Rai vorrebbe imporre a imprese e professionisti per il possesso di PC, tablet e smartphone.

Un balzello bello e buono, la cui sola ipotesi, ovviamente, ha destato la rabbia e l’indignazione di moltissime associazioni di consumatori e del web intero, che adesso chiedono l’intervento del governo.

“Innanzitutto va chiarito – continua Parisi – che i PC non sono stati concepiti per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive, ma per innovare l’organizzazione del lavoro e la comunicazione. Il fatto che possano ricevere segnali televisivi lo si deve al processo evolutivo del mondo digitale, di cui lo stesso settore radio tv ha fortemente beneficiato per il suo sviluppo. Quindi l’estensione del canone RAI agli apparati dell’ICT, la pretesa di associarlo alla titolarità di un abbonamento a banda larga, il richiamarsi a una legge del ‘38 per tassare tecnologie del duemila, sono frutto di un’interpretazione del tutto arbitraria non supportata  da alcun  riferimento legislativo. Come settore dell’Ict ci preoccupa di essere oggetto di continui tentativi di aumentare il carico fiscale, gia’ molto pensante, sui prodotti dell’innovazione tecnologica, invece di essere valorizzato come chiave per lo sviluppo e la crescita del Paese. Consideriamo la visione miope e arretrata che affiora da parte di un importante ente pubblico tecnologico come la RAI, un segnale molto negativo e chiediamo che quest’iniziativa, in netta contraddizione con la politica del Governo avviata con il DL semplificazioni che punta all’attuazione dell’agenda digitale in Italia, venga bloccata”.

NOSTRO COMMENTO:Ma per favore! Che la RAI la smetta di dire cazzonerie….! I PC non c’entrano niente con le trasmissioni radiotelevisive. Meno che mai il richiamo ad una legge del 1938 da applicarsi alle attuali tecnologie. Non essendoci alcun riferimento normativo che la Rai vada a trovare altrove i soldi e non rompa……agli uttenti che sono già gravati di un canone di dubbia legittimità.

 

L’OLIGOPOLIO DEL RATING

L’OLIGOPOLIO DEL RATING

di Paolo Gila – 21 Febbraio 2012

Le agenzie di rating vivono un palese conflitto di interessi. Hanno partecipazioni di fondi il cui scopo è quello di investire sui mercati. Emettono giudizi su realtà di cui sono esse stesse azioniste. Negli ultimi anni, nonostante la crisi, hanno visto incrementare il loro valore

Che ruolo e che attendibilità possono essere attribuiti alle agenzie di rating?

“Dividiamo il discorso in due parti. Il ruolo che le tre agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch oggi hanno nella rete della finanza globale è pesante, perché si spartiscono tra loro il 95-96% di un mercato, quello dei giudizi, che vale circa 5 miliardi e mezzo di dollari all’anno. Insieme, emettono mediamente ogni anno qualcosa come 2,5 milioni di rating, danno le pagelle agli stati, alle società, alle banche, a tutte quelle realtà che emettono titoli obbligazionari per finanziare dei progetti o per finanziare il debito.
L’attendibilità è, nello specifico, il fattore critico: quello che le agenzie emettono non è un giudizio scientifico, ma è un’opinione. Peraltro, questo è un fatto che talora consente la sopravvivenza stessa delle agenzie le quali, in caso di critiche, spesso si appellano alla Costituzione americana che, come tutte le Costituzioni democratiche oggi esistenti, sancisce la libertà di espressione e di opinione. Quindi, da un lato, l’etichetta di opinioni attribuita ai loro giudizi si traduce in un vantaggio; dall’altro, però, le agenzie sono oggetto di critiche proprio perché le loro valutazioni sono di fatto opinioni, non suffragate da metodologie scientifiche. Le agenzie infatti non spiegano come costruiscono i loro giudizi e, molto spesso, troviamo dei casi, come quello degli Usa, in cui ci sono rating molto positivi a fronte di debiti elevati e situazioni critiche, e altri casi invece in cui, a fronte di debiti contenuti e situazioni difficili ma non critiche, ci sono dei giudizi pesanti. C’è il fondato sospetto che esistano due pesi e due misure che tengano conto del soggetto che si va a valutare, ed è questa la ragione per cui la loro attendibilità è da mettere in dubbio.”

Che significato hanno, dunque, i declassamenti a catena che colpiscono l’Europa?

“Il significato dei declassamenti è strettamente legato alle ripercussioni che producono. Quando recentemente S&P’s ha tolto   la tripla A alla Francia , i centri studi dell’economia francese hanno calcolato che questo declassamento costerà alla Francia da qui ai prossimi anni, sino al 2015 circa, 10 miliardi di Euro in più di interessi da pagare. Ciò vuol dire che, con un giudizio di solvibilità inferiore, per ottenere prestiti sul mercato internazionale la Francia dovrà alzare il tasso di interesse e dunque sborsare più soldi per poter finanziare il proprio debito. È ovvio che ogni volta che le agenzie di rating annunciano che emetteranno un giudizio, magari negativo, a qualcuno tremano i polsi: chi è addetto ai conteggi dello Stato, ma anche i piccoli risparmiatori che investono sui titoli di Stato, si trovano di fronte a un abbassamento del valore dei titoli stessi, il che significa un incasso di gran lunga inferiore in caso di vendita. Risultano avvantaggiati, invece, coloro che andranno a prendere sul mercato i titoli che vengono emessi, perché avranno dei rendimenti maggiori, sebbene questo si accompagni a un aumento del rischio.
Quindi le agenzie di rating, che dovrebbero funzionare come regolatori del rischio all’interno dei mercati, molto spesso invece lo alimentano. C’è il sospetto che in determinate occasioni le agenzie di rating non lavorino con finalità propriamente tecniche, bensì mirino a rendere più o meno buona la reputazione di un determinato paese o di una determinata area.”

C’è il sospetto che dietro le agenzie di rating si nascondano imponenti conflitti d’interesse…

“Il sospetto è fondato e viene suffragato da una serie di elementi. Se andiamo a vedere, come abbiamo fatto nel libro “I signori del rating”, quali sono i principali azionisti delle agenzie di rating, troveremo che in particolare due, Standard & Poor’s e Moody’s, hanno partecipazioni di fondi il cui scopo è quello di investire sui mercati.
Queste agenzie infatti vantano tra i loro azionisti, coloro che sui mercati azionari e obbligazionari vanno a investire i capitali che hanno raccolto sul mercato. Questo è un primo grande conflitto di interessi, che fa rilevare come le agenzie non siano affatto neutrali. Di fatto, sono società per azioni che hanno fini di lucro e vantano all’interno della loro compagine azionaria dei soci che hanno precisi interessi sul mercato i quali, per loro stessa ammissione, entrano nell’azionariato delle agenzie perché queste, quotate in borsa, manifestano nel corso degli anni una crescita del loro valore. E’ un dato reale: Standard & Poor’s e Moody’s sono quotate al listino di New York e negli ultimi anni, nonostante la crisi e il deprezzamento di alcuni titoli, hanno visto incrementare il loro valore. Dunque, chi ha investito in titoli delle agenzie di rating, ha portato a casa dei guadagni e i soci azionisti (di fatto gli stessi) che hanno in mano il 30% dell’una e dell’altra, partecipano alle indicazioni delle agenzie di rating (due su tre) e nello stesso tempo investono sui titoli esistenti sul mercato.
Quindi esiste una filiera compositiva dove fondi di investimento entrano sul mercato, acquistano delle quote delle agenzie di rating, contemporaneamente acquistano delle quote di società quotate sui vari listini esistenti nel mondo, quindi per esempio ci sono dei fondi che partecipano a Standard & Poor’s, a Moody’s e poi in Italia investono su Eni, Banca Intesa, Banca Popolare di Milano, Unicredit. E’ come dire che le agenzie emettono i giudizi su realtà di cui hanno acquistato delle partecipazioni azionarie, quindi il conflitto di interessi, ma anche un certo condizionamento del mercato è insito nel meccanismo che ha consentito di portare avanti questo modello.
Un modello che ha potuto svilupparsi perché in America si parte dal principio che il mercato è il sovrano autoregolatore di sé stesso, quindi si lascia libertà al mercato di comporre al proprio interno le forze, le istituzioni, le società, le regole, in maniera tale che possa progredire nella libertà e nella deregolamentazione. In realtà, però, le cose non stanno esattamente così.”

Quali previsioni si sente di fare per il futuro?

“Le previsioni per il futuro sono nella valutazione di alcune tendenze. Una tendenza conservatrice è quella che pone le agenzie di rating su una traiettoria di irrobustimento del loro valore, per cui finché non saranno contrastate avranno campo libero per poter andare avanti. Di contro, però, in America e nel mondo sono in corso delle indagini da parte della Magistratura, e stanno emergendo i conflitti di interesse che esistono all’interno di questo mondo.
Il rating in sé è una disciplina valida, corretta, che ha una funzione vantaggiosa per il mercato, dunque è auspicabile che non venga cancellata; occorre però sganciare questa disciplina da un oligopolio che si è concentrato su tre agenzie, e fare in modo che venga distribuita tra operatori diffusi a livello mondiale, quindi anche su scala regionale, affinché la cultura del rischio e della valutazione della sostenibilità di un debito, sia nello stesso tempo più diffusa e più condivisa a livello planetario.
Da una parte è auspicabile che alcune realtà come l’agenzia cinese Dagong si rafforzino, ma dall’altra è anche importante che si avvii un processo di costituzione di agenzie di rating anche in Europa, ponendo poi le valutazioni su un mercato competitivo e trasparente, e avendo cura che siano pubblicate anche le metodologie con cui si arriva a determinare un giudizio. L’agenzia di rating non deve dare solo giudizi, ma deve anche esporre all’opinione pubblica ancor più che agli addetti ai lavori, come questi giudizi sono stati costruiti. Oggi con il segreto che esiste sulle metodologie delle agenzie di rating, non sappiamo se la malattia è nel soggetto o è nel termometro che misura la febbre. Il compito del libro era proprio quello di mettere in rilievo che forse una certa malattia esiste anche perché il termometro non è tarato bene. Allora, bisogna condividere le scelte metodologiche di fondo che vadano a uniformare i criteri di misurazione, in maniera tale che di fronte a un Paese, come di fronte a un altro, non ci siano discriminazioni o favori.”

Tangentopoli (ventennale)

MANI PULITE (Venti anni dopo)

20 anni da Mani Pulite (… e rubano ancora!)

Fonte:Idvstaff

NOSTRO COMMENTO: Dopo venti anni nulla è cambiato, anzi, peggiorato. I Maestri hanno fatto discepoli. Un vero schifo!